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            MAGAZINE NOTIZIE BIOMETANO

                                                                                EDIZIONE N° 4 – dicembre 2019

             RACCOLTA TRIMESTRALE DELLE PRINCIPALI NOTIZIE APPARSE NEI QUOTIDIANI E NELLE RIVISTE NAZIONALI

 

                          Magazine  aggiornato con i principali articoli  dell’ultimo trimestre di rilevanza pubblicati on-line

          (OGNI ARTICOLO E' LINKATO ALL'ORIGINALE PUBBLICATO ON LINE, NON SONO PRESENTI ARTICOLI DICHIARATI NON RIPRODUCIBILI DALL'AUTORE)

                                                                A CURA DI UFFICIO STAMPA NEW SATI ENGINEERING

 

In coda trovi la rubrica “SOSTENIBILITA’ – AMBIENTE E RINNOVABILI”

Manovra, Cib: "Bene incentivi a impianti biogas e misure per l'utilizzazione agronomica del digestato"

di Adnkronos  pubblicato il 18 dicembre 2019 da: Tiscali.it

Roma, 18 dic. - (Adnkronos) - Il Cib (Consorzio italiano biogas) accoglie con soddisfazione l’approvazione in legge di Bilancio di un nuovo sistema di supporto per gli impianti biogas e nuove misure per l'utilizzazione agronomica del digestato, equiparato ai fertilizzanti chimici. Nel dettaglio, al fine di tutelare la continuità produttiva degli impianti biogas entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2007 si prevede un nuovo sistema incentivante collegato all'utilizzo di almeno il 40% in peso di effluenti zootecnici e alla riconversione della produzione giornaliera secondo un nuovo regime programmabile. A tutte le aziende è data invece la possibilità di valorizzare il digestato che, grazie al riconosciuto potere fertilizzante e ai suoi nutrienti, permetterà di ridurre il ricorso ai concimi di sintesi. “L’approvazione di queste norme è per noi un segnale politico forte e di indirizzo per il settore del biogas agricolo - commenta Piero Gattoni, presidente Cib - Si premiano gli sforzi compiuti negli ultimi quindici anni, durante i quali sono stati investiti oltre 4 miliardi e generati oltre 12mila posti di lavori stabili". Si tratta, per Gattoni, "di un primo importantissimo passo per dare continuità al patrimonio infrastrutturale strategico realizzato dalle aziende agricole che, investendo in tecnologia e sostenibilità, hanno implementato negli anni, un modello di economia circolare in agricoltura, divenuto un’eccellenza del nostro made in Italy. A ciò si aggiunge il riconoscimento di uno dei principi fondanti del Biogasfattobene: la valorizzazione agronomica del digestato, utilizzato come fertilizzante naturale in sostituzione dei concimi chimici. L’impiego del digestato, unito a tecnologie e pratiche agronomiche innovative, può favorire la ricarbonizzazione dei suoli contribuendo al contrasto dei cambiamenti climatici”. “Un ringraziamento va a tutti quelli che hanno contribuito con noi a questo risultato, ottenuto grazie al lavoro congiunto svolto dai senatori che hanno proposto e sostenuto queste misure, ai relatori e ai Ministeri competenti – conclude Gattoni – Ora auspichiamo nella rapida emanazione dei provvedimenti attuativi previsti dalla Legge di Bilancio, unitamente al superamento degli ostacoli burocratici che al momento impediscono di dare piena attuazione al DM Biometano”.

Biogas e digestato: grande risultato di Coldiretti Buone notizie dalla Legge di Bilancio                                di c. s. - 12 Dicembre 2019   pubbblicato da:  CUNEO24.IT                                                                                       Via libera ad una rinnovata disciplina degli impianti di produzione di energia elettrica da biogas e di valorizzazione del digestato. Lo annuncia Coldiretti in riferimento all’approvazione dell’emendamento alla Legge di Bilancio che salvaguarda la continuità funzionale degli impianti di biogas già autorizzati e promuove l’utilizzo di sottoprodotti importati per la qualità dei suoli.

In particolare viene previsto il diritto di continuare ad usufruire di un incentivo sull’energia elettrica anche agli impianti alimentati a biogas entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2007 che non abbiano avuto modo di riconvertire la produzione di biometano per effetto dei ritardi nella fase di approvazione e quindi di attuazione del DM 2 marzo 2018 di incentivazione del biometano.

“È un grande risultato di Coldiretti – commenta il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo Roberto Moncalvo – che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di economia circolare diretti a salvaguardare e a migliorare la sostenibilità dell’ambiente e a garantire un utilizzo efficiente e razionale delle risorse naturali”.

“Una misura importante per la Granda – aggiunge Moncalvo – dove la zootecnia riveste un ruolo fondamentale con 6.000 allevamenti, su un totale di circa 10.000 in Piemonte, e 18.000 addetti. Proprio nelle aziende di allevamento, infatti, il digestato viene equiparato alla sostanza fertilizzante e viene così evitato il blocco dell’utilizzo nel periodo invernale riducendo la dipendenza dai fertilizzanti chimici. Si torna così ad utilizzare la sostanza organica anche per contrastare la preoccupante desertificazione dei terreni”.

 

Biogas nelle comunità energetiche, quali modelli di sviluppo?

3 dic. 2019 Marco Pezzaglia  articolo pubblicato da: QUALENERGIA.IT

Il biogas, affiancato all'autoconsumo da fotovoltaico, può concorrere a una copertura del carico elettrico 100% rinnovabile all'interno delle comunità energetiche.

La produzione di elettricità da biogas e la produzione di biometano rappresentano una produzione di energia locale che, utilizzando risorse dal territorio, ritorna a essere un vettore energetico flessibile nei suoi utilizzi e un beneficio ambientale derivante, in primis, dalla cattura di CO2 dall’atmosfera.Tali effetti contribuiscono al percorso globale di decarbonizzazione del sistema. Nel contesto italiano, le iniziative di produzione di biogas sono associate allo sviluppo imprenditoriale di aziende agricole diffuse sul territorio. In altri sistemi, caratterizzati da un’economia prevalentemente rurale, la produzione di biogas è stata più frequentemente integrata nell’ambito delle comunità locali. In tale modello, il contributo alla fornitura delle biomasse deriva da un’economia locale e frazionata e il prodotto finale è utilizzato dai membri della comunità. Con particolare riferimento ai Paesi in via di sviluppo e a Paesi con importanti realtà rurali, questo modello è già stato oggetto di numerosi progetti sperimentali e di applicazioni reali. Di recente, anche a livello europeo si sta diffondendo il concetto di comunità dell’energia che è presente anche nelle direttive del “winter package”. Sebbene ormai le definizioni di comunità dell’energia siano state riportate da più fonti, può essere utile un richiamo. A livello generale, la direttiva (Ue) 2019/944 definisce la comunità energetica dei cittadini come una persona giuridica fondata sulla partecipazione volontaria e aperta, effettivamente controllata da azionisti o soci che sono persone fisiche, autorità locali, comprese le amministrazioni comunali o piccole imprese il cui scopo principale è offrire ai propri soci o al territorio in cui opera benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità, anziché generare profitti finanziari.

Una comunità energetica dei cittadini può partecipare alla generazione, ivi inclusa la generazione di energia da fonti rinnovabili, alla distribuzione e fornitura di energia elettrica, al suo consumo, all’aggregazione, a servizi di stoccaggio dell’energia o di efficienza energetica, a servizi di ricarica per veicoli elettrici o fornire altri servizi energetici ai propri azionisti o soci.

Al contempo, la Direttiva (Ue) 2018/2001 aveva già definito la comunità di energia rinnovabile come un soggetto giuridico:

  • che, conformemente al diritto nazionale applicabile, si basa sulla partecipazione aperta e volontaria, è autonomo ed è effettivamente controllato da azionisti o membri che sono situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che appartengono e sono sviluppati dal soggetto giuridico in questione;

  • i cui azionisti o membri sono persone fisiche, Pmi o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali;

  • il cui obiettivo principale è fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari.

Per quanto concerne i diritti attribuibili alle comunità di energia rinnovabile, la direttiva stabilisce che gli Stati membri assicurano che le medesime comunità abbiano il diritto di:

  • produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile, anche tramite accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile;

  • scambiare, all’interno della stessa comunità, l’energia rinnovabile prodotta dalle unità di produzione detenute da tale comunità produttrice/consumatrice di energia rinnovabile, fatto salvo il mantenimento dei diritti e degli obblighi dei membri della comunità produttrice/consumatrice di energia rinnovabile come clienti;

  • accedere a tutti i mercati dell’energia elettrica appropriati, direttamente o mediante aggregazione, in modo non discriminatorio.

Nuove esigenze

Tornando a un livello più generale, il legislatore europeo, nell’introdurre il concetto di comunità energetica, si è mosso dal presupposto che grazie alle tecnologie di produzione di energia distribuita e alla responsabilizzazione dei consumatori, le comunità energetiche sono divenute un modo efficace ed economicamente efficiente di rispondere ai bisogni e alle aspettative dei cittadini riguardo alle fonti energetiche, ai servizi e alla partecipazione locale.

La comunità energetica è una soluzione alla portata di tutti i consumatori che vogliono partecipare direttamente alla produzione, al consumo o alla condivisione dell’energia.

In generale è possibile affermare che la comunità energetica rinnovabile è una sottospecie di comunità energetica dei cittadini, ne coglie tutti gli aspetti principali con il pregio che la produzione di energia è unicamente da fonte rinnovabile. Il concetto di comunità di energia richiama una forma partecipativa collettiva a un progetto di sviluppo di produzione e uso di energia da fonti rinnovabili.

Sorge evidentemente la questione di come conciliare questo nuovo modello con l’attuale modello di sviluppo del settore del biogas: qui gioca un ruolo fondamentale, la tipologia di aziende che possono partecipare in qualità di azioniste a comunità dell’energia; in particolare la definizione richiama la possibilità di un ruolo attivo delle Pmi (aziende con meno di 250 addetti e il cui fatturato annuo è al di sotto di 50 milioni di euro) quali la maggioranza delle imprese agricole italiane.

Alla luce di tale considerazione tecnica si comprende il potenziale d’intervento delle imprese agricole nel nuovo modello delle comunità di energia rinnovabile potendo il prodotto di queste contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti locali attraverso l’uso del biometano nei trasporti locali (per esempio nell’ambito dei trasporti pubblici locali), attraverso l’uso del calore prodotto (che è calore rinnovabile e per giunta efficiente) per scopi termici, specialmente di teleriscaldamento, nonché attraverso l’uso dell’energia elettrica rinnovabile a livello locale (per esempio attraverso l’alimentazione diretta di punti di ricarica per veicoli elettrici), energia che è sempre presente e che non è legata a parametri ambientali aleatori quale sole e vento.

Ciò non significa che l’energia elettrica da biogas si pone in contrapposizione all’elettricità rinnovabile da fotovoltaico e da eolico ma, piuttosto, si pone quale elemento a completamento delle risorse che concorrono ad una copertura del carico elettrico 100% green.

Non è neppure da trascurare uno scenario di utilizzo di gas rinnovabile (biometano) tal quale essendo l’Italia uno dei Paesi dove il sistema del gas naturale è stato maggiormente sviluppato, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale (reti di distribuzione e di trasporto).

Attraverso la definizione di comunità di energia rinnovabile, il concept di biogas refinery si arricchisce di un elemento fondamentale che è quello del legame effettivo con il territorio e con i cittadini che possono avere benefici derivanti dalla presenza degli impianti biogas nelle loro zone.

Tutto quanto sopra indicato rappresenta un insieme di elementi che non possono essere trascurati nella redazione definitiva del Pniec (che, si ricorda, dovrà avvenire entro il 2019) e nel processo di recepimento delle direttive europee.

L’articolo è stato pubblicato sul n.4/2019 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “Gas in comune”.

 

 

 

 

 

Mobilità sostenibile, Utilitalia: «Serve regia nazionale su elettrico, valorizzare anche il biometano»

L’intervento di Francesco Macrì al Future Mobility Expoforum

[18 Novembre 2019] pubblicato da: GREENREPORT.IT

Intervenendo alla prima giornata del Future Mobility Expoforum in corso a Torino, Francesco Macrì, vice presidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche), ha detto che «Per un pieno sviluppo della mobilità sostenibile è necessaria una regia nazionale che passi per il rafforzamento delle reti energetiche e per la valorizzazione del biometano» e che «Per quanto riguarda la mobilità elettrica, restano problemi sul fronte degli incentivi all’acquisto e soprattutto rispetto alle infrastrutture di ricarica, ancora insufficienti dal punto di vista numerico e mal dislocate sul territorio».

Secondo Macrì, «Il sistema della mobilità pubblica e privata necessita di una visione complessiva e di una cabina di regia che unisca i soggetti che rappresentano porzioni del sistema, dagli operatori del trasporto collettivo, ai costruttori di veicoli e infrastrutture, alle aziende petrolifere, fino agli Enti Locali» e «Vanno inoltre considerati i temi della sicurezza energetica del Paese e della diversificazione delle forniture, in vista dell’aumento del numero di veicoli elettrici circolanti previsto nei prossimi anni e considerando gli obiettivi di decarbonizzazione.  In uno scenario di transizione energetica orientata alle fonti rinnovabili e al contenimento della povertà energetica, il gas naturale è in grado di giocare un ruolo di co-protagonista insieme alle rinnovabili elettriche, perché esso stesso può già essere prodotto sotto forma di energia rinnovabile, come nel caso del biometano, del gas di sintesi e dell’idrogeno”.

Il vicepresidente di Utilitalia ha concluso: «Il biometano, in particolar modo, può rappresentare una risorsa alternativa sia per la mobilità sostenibile, sia per garantire al Paese l’autosufficienza dal punto di vista energetico: sarà importante prevedere un uso ancora più esteso del biometano nel settore trasporti, assieme a quello per usi civili grazie alla capillarità della rete di trasporto e distribuzione gas già esistente. Per fare questo, bisogna superare l’incertezza normativa che ha ritardato pesantemente l’iter autorizzativo – e quindi la realizzazione – di impianti innovativi di trattamento del rifiuto organico con produzione di biometano, tanto che molti progetti rischiano di naufragare perché vedono scivolare pericolosamente la data prevista di entrata in esercizio vicino al termine del periodo utile per l’incentivazione. E’ dunque quanto mai necessario, alla luce dei ritardi causati dall’incertezza normativa e per sfruttare il potenziale offerto dal biometano nella transizione all’economia circolare, posticipare la scadenza per l’accesso agli incentivi al 31 dicembre 2022».

 

 

Ricci, Snam4Mobility: "Mobilità, Snam investe in biometano e gas naturale"

Martedì, 26 novembre 2019

Articolo pubblicato da: AFFARITALIANI.IT

 

Mobilità sostenibile, l’esempio di Snam alla "74ma Conferenza del Traffico e della Circolazione".

Ricci, Snam4mobility: “Gas naturale e biometano: sono queste le due aree sulle quali ci stiamo concentrando”. Andrea Ricci, Senior Vice President di Snam4mobility, ha detto ad Affaritaliani.it: “In questo momento il focus di breve termine è quello di sviluppare la rete di rifornimento per il gas naturale che verrà utilizzata poi per il biometano. Sono queste le due aree di investimento nel breve termine per quanto ci riguarda: sviluppo di impianti di biometano e sviluppo della rete del gas naturale. Il biometano deve essere utilizzato per l’auto trazione, viene incentivato, e per questo motivo il nostro intento è quello di sviluppare una rete che lo renda il più possibile disponibile".

 

 

Servizio elettrico nazionale e biometano, il parere di Utilitalia

25/11/2019 pubblicato da: RINNOVABILI E RISPARMIO

IL BIOMETANO PUÒ RAPPRESENTARE UNA RISORSA ALTERNATIVA SIA PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE, SIA PER L’AUTOSUFFICIENZA DEL PAESE.  Francesco Macrì, vice presidente della Federazione Utilitalia, è intervenuto a Torino alla prima giornata del Future Mobility Expoforum, di servizio elettrico e biometano.

Francesco Macrì
Per un pieno sviluppo della mobilità sostenibile è necessaria una regia nazionale che passi per il rafforzamento delle reti energetiche e per la valorizzazione del biometano. Restano problemi sul fronte degli incentivi all’acquisto e rispetto alle infrastrutture di ricarica, ancora insufficienti dal punto di vista numerico e mal dislocate sul territorio.
Il sistema della mobilità pubblica e privata necessita di una visione complessiva e di una cabina di regia. Serve unire i soggetti che rappresentano porzioni del sistema, dagli operatori del trasporto collettivo, ai costruttori di veicoli e infrastrutture, alle aziende petrolifere, fino agli Enti Locali.

Servizio elettrico nazionale e biometano

Vanno considerati i temi “della sicurezza energetica del Paese e della diversificazione delle forniture, in vista dell’aumento del numero di veicoli elettrici nei prossimi anni.
…Il gas naturale è in grado di giocare un ruolo di co-protagonista insieme alle rinnovabili elettriche, perché esso stesso può già essere prodotto sotto forma di energia rinnovabile, come nel caso del biometano, del gas di sintesi e dell’idrogeno”.

Il biometano, in particolar modo, “può rappresentare una risorsa alternativa sia per la mobilità sostenibile, sia per l’autosufficienza del Paese. Sarà importante prevedere un uso ancora più esteso nel settore trasporti, assieme a quello per usi civili grazie alla capillarità della rete di trasporto e distribuzione gas già esistente.
Bisogna superare l’incertezza normativa che ha ritardato pesantemente l’iter autorizzativo e la realizzazione degli impianti… Alla luce dei ritardi causati dall’incertezza normativa è opportuno posticipare la scadenza per l’accesso agli incentivi al 31 dicembre 2022. Questo permetterebbe di sfruttare il potenziale offerto dal biometano nella transizione all’economia circolare.

 

 

Economia circolare, riciclo rifiuti e biometano: tutte le contraddizioni

pubblicato il 19/11/2019 da:  FAIINFORMAZIONE.IT

Forse è una caratteristica tipica del nostro “Bel Paese”, rendere complicato tutto ciò che potrebbe essere semplice, anche produrre economia: eppure ne avremmo bisogno. In questo articolo esaminiamo un aspetto importante e attuale: l’invito a realizzare impianti tecnologicamente avanzati che producano biometano dai rifiuti (si tratta di impianti che riciclano per intero le biomasse, compresi i derivati come la C02 e non immettono inquinanti in ambiente), che viene anche da associazioni ambientaliste importanti (Legambiente) e l’ostracismo di tante associazioni, spesso improvvisate e incompetenti e di amministrazioni comunali.  L’Italia ha potenzialità tecnologiche per potere trasformare un problema enorme come quello dello smaltimento dei rifiuti (dei quali una quantità rilevante è costituita dalla parte organica), problema che tanto ci affligge sia in termini di costi che di inquinamento, in una grande risorsa e realizzare tanti circuiti di economia circolare reale, in una ottica di riutilizzo produttivo. In teoria, ma anche in pratica se ogni comunità cittadina potesse trarre vantaggio dall’utilizzo dei rifiuti derivati dalla raccolta urbana, si troverebbe a non dovere sostenere il costo di smaltimento e a ricavare economia dalla trasformazione. Se consideriamo solo il risparmio ricavato dal conferimento dobbiamo pensare, in proporzione a 50.000 abitanti, a cifre intorno a 1,5 Mn annui, ai quali vanno aggiunti i ricavati della trasformazione, che possono arrivare ad altrettanto (senza considerare il ricavato del riciclo della parte non organica), il tutto, tolti i costi di gestione che comprendono anche reddito occupazionale, ridistribuirebbe ad ogni cittadino un minimo di 50 euro, in pratica, un piccolo comune consorziato di 5.000 abitanti potrebbe disporre di 250.000 euro anno in più e dati i bilanci delle nostre municipalità, non sarebbe poco. Ma perché allora ciò non avviene? Principalmente per il timore di affrontare il problema rifiuti, di modificare un sistema che in apparenza funziona: la raccolta differenziata rappresenta un obiettivo, ma poi conferire tutto nei centri di smaltimento e negli inceneritori vanifica tutto. Differenziare i rifiuti è basilare, ma poi bisogna convogliare lo sforzo fatto per un riciclo intelligente, se conferiamo tutto in discarica o in inceneritore, sprechiamo le risorse potenziali del “fare biometano”, che non sono poche.   Il biometano è il combustibile ottenuto dalla purificazione del biogas che, a seguito di opportuni trattamenti chimico-fisici (purificazione o upgrading), anche svolti in luogo diverso da quello di produzione, è idoneo alla successiva fase di compressione per l’immissione nella rete del gas naturale. In tale definizione si comprende anche il combustibile prodotto tramite processi di conversione in metano dell’idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili e della CO2 presente nel biogas destinato alla produzione di biometano o prodotta da processi biologici e fermentativi. Il biometano viene definito come avanzato se ottenuto a partire dalle materie elencate nella parte A dell’allegato 3 del DM 10 ottobre 2014 e s.m.i….- nota G.S.E). Se gli investimenti per realizzare questi circuiti di economia circolare vengono sostenuti esclusivamente da società private, anche gli utili tornano ad esse, è una logica di mercato, ma se le comunità cittadine programmassero dinamiche di sviluppo lungimiranti, potrebbero avviare una reale politica di svolta, ma per cambiare occorre impegno e coraggio. Per il momento continuiamo a sprecare e inquinare.

redatto da: ufficio stampa new sati engineering

 

 

 

 

Economia circolare, Start Magazine: è processo industriale innovativo -2-         

Askanews12 novembre 2019   pubblicato da:   YAHOO FINANCE 

 

Roma, 12 nov. (askanews) - Relativamente al biometano, in Italia a fine 2017 si contavano solo 7 impianti. Tuttavia, le prospettive di crescita per il settore nazionale sono ottime: il potenziale di sviluppo del biometano individuato nella Strategia Energetica Nazionale è di 8 mld di m3 al 2030, ma esistono stime anche maggiori. Si tratterebbe di un contributo importante, considerando che l'Italia oggi importa il 90% del gas naturale che consuma, principalmente da Russia e Algeria.

In ottica di economia circolare, la trasformazione sociale, culturale, economica e materiale degli spazi urbani è uno dei cambiamenti più importanti in atto in questi decenni. Le città hanno bisogno di una "visione circolare" che comprenda tutti gli spazi nel processo di trasformazione: trasporti, mobilità, energia, tecnologia e digitale. La riqualificazione delle periferie deve essere il punto di partenza per poter dare una svolta ad una situazione precaria sia a livello edilizio sia ambientale. In questo senso va l'impegno di Cassa Depositi e Prestiti, previsto anche nel piano industriale 2019-2021 e la visione circolare di Enel presentata in contesti cittadini anche internazionali (Cile e Brasile).

Evidenziate, durante la presentazione, le buone pratiche, riportate nel libro, che sono già in atto e che riscuotono un grande successo. E' il caso del consorzio Conou, grazie al quale nel 2018 sono state raccolte circa 186 mila tonnellate di oli usati, il 99% del totale; un risultato senza eguali in Europa. Oppure il caso del consorzio Coripet, che ha ottenuto dal ministero dell'Ambiente l'autorizzazione per la gestione dei propri rifiuti (bottiglie in PET dei propri associati), e che intende creare, mediante il riciclo bottle to bottle. Altro esempio di best practice è il progetto di recupero delle scorie di acciaieria lanciato da Acciai Speciali Terni, insieme all'azienda finlandese Tapojärvi Oy.

 

 

 

MAGAZINE NOTIZIE BIOMETANO

 

E’ UNA RACCOLTA AGGIORNATA DELLE PRINCIPALI NOTIZIE APPARSE NEI QUOTIDIANI E NELLE RIVISTE NAZIONALI E PUBBLICAZIONI WEB CURATA DA  NEW SATI ENGINEERING

                                                                                                          

                                

 

Dal biometano potrebbe arrivare quasi il doppio di tutto il gas oggi estratto in Italia

PUBBLICATO IL 7 OTTOBRE 2019  DA: GREENREPORT.IT

 

Legambiente: «È importante che Governo e Regioni mandino segnali chiari e univoci per evitare il diffondersi di pregiudizi e indichino come debba essere gestito lo sviluppo degli impianti»

di  Luca Aterini

L’Italia è un Paese fortemente dipendente dal gas: è questa la fonte energetica che più di ogni altra soddisfa ancora oggi la nostra domanda di energia primaria (con una copertura del 36,2% nel 2017), ma siamo costretti a importarne dall’estero oltre il 90%, attingendo da fonti fossili e da Paesi come Russia, Algeria, Libia. Il primo passo per impostare la transizione ecologica del settore e ridurre al contempo la dipendenza dall’estero è quello di puntare sullo sviluppo degli impianti a biometano, che – come argomentato oggi a Bologna da Legambiente, in un convegno nazionale sul tema – comporta notevoli vantaggi ambientali e consente di affrontare una delle sfide più difficili della decarbonizzazione, quella della mobilità e dei trasporti.

«L’Italia, con 1.600 impianti a biogas, è il secondo produttore di biogas in Europa e il quarto al mondo – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente e membro del nostro think tank redazionale Ecoquadro – ha quindi un potenziale produttivo di biometano alto, stimato al 2030 in 10 miliardi di metri cubi, di cui almeno otto da matrici agricole, pari a circa il 10% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale». Per avere una pietra di paragone, 10 miliardi di metri cubi di gas sono circa il doppio rispetto ai 5,4 estratti in tutta Italia (prevalentemente dalle trivellazioni in Adriatico) durante l’intero 2018; solo che nel primo caso si tratta di una fonte energetica rinnovabile e programmabile che permette di rispondere agli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, anziché di un combustibile fossile che bruciando torna a immettere in atmosfera CO2 che altrimenti sarebbe rimasta sottoterra.

«Una buona pianificazione e il coinvolgimento dei cittadini sono, per Legambiente – sottolineano dall’associazione ambientalista – la chiave per lo sviluppo degli impianti a biometano nel nostro Paese, dove dal 2018 è possibile immettere in rete questo combustibile prodotto da rifiuti urbani, scarti agroalimentari, fanghi di depurazione e discariche esaurite».

Eppure l’Italia sta perdendo la sua scommessa sul biometano. Già nel 2014 il Mise ha fissato obiettivi crescenti di penetrazione dei biocarburanti avanzati sul mercato, e l’approvazione del decreto del 2 marzo 2018 ha introdotto nuovi incentivi per la produzione di biometano finalizzato al settore trasporti, ma nel mentre lo stallo che si è venuto a creare sul fronte End of waste frena il rilascio delle autorizzazioni per realizzare nuovi impianti. Impianti attorno ai quali cresce nel mentre un ingiustificato allarme sociale: il vicepresidente del Kyoto club è arrivato a contare lungo lo Stivale oltre 120 casi di sindrome Nimby contro i biodigestori, che in realtà rappresentano strumenti perfetti per legare con un unico filo rosso l’economia circolare, la lotta ai cambiamenti climatici e la promozione di un’agricoltura di qualità.

Si tratta di criticità che nascono innanzitutto, secondo Legambiente, dall’assenza di linee guida per uno sviluppo di impianti non solo sostenibili ma anche integrati nei territori: per questo il Cigno verde propone una campagna di informazione capillare su che cosa sia il biometano “fatto bene” e l’attivazione di processi di partecipazione territoriale.

«È importante che Governo e Regioni mandino segnali chiari e univoci per evitare il diffondersi di pregiudizi e indichino come debba essere gestito lo sviluppo degli impianti. Il primo passo da fare è una pianificazione territoriale basata su un censimento della materia organica disponibile. Sia per capire meglio la tipologia di prodotto da valorizzare, sia per pianificare il numero e le dimensioni degli impianti, coinvolgendo tanto il mondo agricolo quanto quello della gestione dei rifiuti nelle diverse fasi della pianificazione».Gli impianti servono, a cominciare da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per il trattamento della frazione organica, che rappresenta il 40,3% del quantitativo raccolto con la raccolta differenziata (6,6 milioni di tonnellate su 16,4 totali, con un incremento del 10% circa negli ultimi 10 anni). Spazzatura che ad oggi non sappiamo però come gestire in modo sostenibile, dato che l’ultimo rapporto del Consorzio italiano compostatori (Cic) riporta che gli impianti di digestione anaerobica per il trattamento dell’organico ricevono solo 3 milioni di tonnellate, meno della metà del quantitativo raccolto. Per questo tra le priorità indicate da Legambiente «è fondamentale realizzare in ogni provincia, nel centro sud Italia almeno un impianto di compostaggio e di digestione anaerobica, con produzione di biometano». L’obiettivo è quello di dispiegare le potenzialità ancora latenti sul territorio: «È necessario – conclude Legambiente – che l’Italia indichi obiettivi chiari e lungimiranti sia dal punto di vista quantitativo che strategico per il raggiungimento di copertura del 10% del gas fossile attuale con il biometano».

 

Servono impianti e una strategia per colmare il gap italiano dei rifiuti        

PUBBLICATO IL 08/11/2019  DA: HUFFPOST

Alfredo De Girolamo Esperto ambientale, giornalista

Utilitalia, l’associazione delle utilities italiane, ha presentato a Ecomondo uno studio che illustra in modo chiaro e semplice la situazione della gestione dei rifiuti in Italia e la necessità impiantistica indispensabile per raggiungere gli obiettivi europei di una corretta gestione. Quello che emerge è un Paese a due velocità: un Centro-Nord con performance di servizio e impiantistiche paragonabili o addirittura migliori dei più avanzati Paesi europei, e un Centro-Sud arretrato, con bassa raccolta differenziata, poco recupero energetico. Risultato finale: molto export e molta discarica. 

Oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani viaggiano da regione a regione (l’export estero è di circa 350.000 tonnellate): si esporta di tutto, rifiuti organici e compostaggio (1,3 milioni di tonnellate), rifiuti per i termovalorizzatori (650.000 tonnellate) e rifiuti per le discariche (600.000 tonnellate). Centomila tir che viaggiano per le strade italiane piene di rifiuti, 350 al giorno, 170 dalla sola città di Roma.

Una scelta assurda, contraria al principio di prossimità e che genera inquinamento e spreco di energia. Tutto questo per non aver dotato ogni Regione degli impianti necessari.

A parte le disomogeneità territoriali, l’intero sistema Paese è lontano dagli obiettivi dati dalla nuova Direttiva comunitaria sull’economia circolare (da approvare entro primavera 2020) che fissa per i rifiuti urbani al 2035: 65% di riciclo, 10% massimo di discarica, il resto a recupero energetico.

Nel 2017, ultimo dato certificato disponibile, l’Italia ricicla poco meno del 45% dei rifiuti, il 18% va a recupero energetico, mentre il 23% dei rifiuti urbani va in discarica (35% se si considerano gli scarti del riciclaggio).

Utilitalia presenta una stima del fabbisogno impiantistico nazionale per raggiungere gli obiettivi europei. Nello scenario che prevede il superamento dell’export nazionale e regionale, mancano impianti per la frazione organica (compostaggio e digestione anaerobica) per 4,5 milioni di tonnellate, e impianti di recupero energetico per 2,7 milioni di tonnellate.

Nello scenario che supera l’export nazionale ma consente spostamenti di rifiuti all’interno del nostro Paese, mancherebbero impianti per la frazione organica per 3,5 milioni di tonnellate, e impianti di recupero energetico per 1,5 milioni di tonnellate.

Una strategia nazionale seria dovrebbe quindi prevedere chiaramente come colmare questi gap, dotando l’Italia di infrastrutture adeguate a mettere in sicurezza, per sempre, la gestione dei rifiuti, raggiungendo gli obiettivi europei e riducendo al minimo il movimento di rifiuti da una parte all’altra.

I calcoli di Utilitalia non considerano i rifiuti speciali, per i quali mesi fa Assoambiente ha prodotto un analogo studio di scenario. Per realizzare tutti gli impianti che servono, urbani e speciali, va realizzato un piano di investimenti da 10 miliardi, con costi a carico delle imprese e senza un costo aggiuntivo di sistema, considerato che esportare e movimentare costa a tutti i produttori di rifiuti più di quanto si spenderebbe con impianti locali adeguati.

Molto il lavoro da fare, e urgentemente, per la nuova direzione economia circolare annunciata a Rimini dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Sperando che quell’ufficio individui i fabbisogni reali di impianti di riciclo ma anche di recupero energetico e di discarica, indispensabili per gestire rifiuti non riciclabili e scarti del riciclo.

 

 

 

 

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Nairobi, 21 novembre 2019 La produzione di combustibili fossili supererà i limiti climatici

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Clima, così si può fare a meno del carbone. Ecco la roadmap di Legambiente: gli scenari possibili e i campi di azione

di Luisiana Gaita | 4 DICEMBRE 2019   PUBBLICATO DA: IL FATTO QUOTIDIANO ON LINE

 

 

 

 

 

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